
Estate 2004 Portogallo campionato europeo di calcio, un’estate mitica, un estate da ricordare. Il 4 Luglio la Grecia è sul tetto d’Europa. Ancora oggi si cerca una spiegazione logica e razionale a questa favola ma di razionale nel calcio c’è ben poco, specialmente in questa circostanza. Partiamo dall’inizio: la Grecia è inserita in un girone di ferro ci sono le due nazionali della penisola iberica e la nazionale degli zar. Prima partita 12 Giugno gli dei si sbarazzano del Portogallo,padrone di casa, vincendo per 2 a 1 con reti di Karagounis e Basinas. Per il Portogallo segna un giovanotto che sembra non essere male. Di cognome fa Ronaldo e di nome Cristiano; uno di quelli che passano su questo pianeta una volta ogni cinquant’anni e che in futuro sentiremo nominare un paio di volte. Seconda partita del girone la Grecia si difende egregiamente e con la Spagna finisce 1 a 1. Una Spagna con una quantità di talento offensivo incredibile: il capitano dei bianchi di Madrid Raul, Morientes, e un certo Torres, un ragazzino anche lui ventenne che viene soprannominato El Nino. Terza ed ultima partita sconfitta contro i sempre ostici Russi per 2 a 1. Furono proprio i Lusitani e gli Ellenici che, nonostante arrivarono a pari punti con gli Spagnoli, passarono il girone per aver segnato più goal: il primo miracolo. Piccola premessa, la nazionale greca è allenata da un tedesco tale Otto Rehhagel che ha ben figurato con le squadre di Club in patria vincendo anche qualche titolo per poi iniziare nel 2001 l’avventura sulla panchina della Nazionale greca. Il suo è un calcio semplice, è un tedesco atipico mai troppo duro con la sua truppa e questo, insieme ad una buona dose di Fortuna, lo portò lontano molto ma molto lontano. E l’Italia? Beh veniamo inseriti in un girone che a primo impatto sembra semplice. C’è la Svezia di Ibra ok ma la Danimarca e la Bulgaria sono alla nostra portata. La nostra nazionale si poggia su solide basi: Buffon in porta, la coppia di centrali più forte del mondo Cannavaro e Nesta, Pirlo a dettare le geometrie in mezzo al campo e davanti una sola parola; talento. Cassano, Del Piero Totti e Vieri fanno paura a tutti. Sulla panchina c’è ancora lui, il mitico Trap con i suoi fischi e le sue interviste colorite che lo hanno reso immortale. Pronti via il 14 Giugno pareggiamo 0 a 0 con la Danimarca e proprio questo risultato è stato fatale per il nostro cammino. Ad O’Porto il 18 Giugno nella seconda partita del girone ancora un x: finisce 1 a 1 contro la Svezia. Segna Cassano per l’Italia e nel finale dopo una mischia rocambolesca Ibra con un tacco straordinario ci punisce, lo avevo detto in precedenza è stato l’Europeo degli dei e soltanto un Dio ci poteva condannare. Ed ora si fa dura dobbiamo vincere con la Bulgaria e sperare che le due scandinave si facciano del male a vicenda. Entrambe sono già a quattro punti, noi il nostro lo facciamo loro anche; 2 a 2 Biscotto e siamo fuori dall’Europeo. Il Trap dopo molti anni lascia, arriva Marcello Lippi, il resto è storia. Ma torniamo a noi. Siamo ai quarti e sulla strada di Otto ci sono i campioni in caricare della Francia. Si proprio loro che al gold and goal negarono ai nostri ragazzi il sogno di conquistare gli europei del 2000, maledetto Trezeguet. La Francia è fortissima: Barthez, Thuram, Viera, Zidane, Henry, Trezeguet sono solo alcuni dei nomi che facevano parte di quella straordinaria squadra. Non c’è speranza per i ragazzi di Otto; ma come in tutte le favole accade l’inverosimile. Una punta semisconosciuta tale Angelos Charisteas raccoglie un perfetto cross di Zagorakis e con un colpo di testa imperioso insacca la palla sotto all’incrocio alle spalle di un incolpevole Barthez. Finisce così 1 a 0 e la Grecia è in semifinale. 1 Luglio va in scena il penultimo atto di questa opera. Stadio Do Dragao, siamo ad O’Porto, c’è Grecia-Repubblica Ceca. In quella squadra ci sono Baros, il capocannoniere del torneo il gigante Koller, Pavel Nedved e Peter Cech ma la storia deve continuare. Dopo una partita maschia e dura si arriva ai supplementari ed al 105 Dellas, l’imperioso centrale della Roma, ancora con un colpo di testa porta in vantaggio gli Dei. La partita finisce così per la ignobile regola del Silver Goal e la Grecia è in finale. Si avete capito bene i ragazzi di Otto ce l’hanno fatta, sono arrivati dove mai potevano sperare in partenza e qualsiasi sarà il risultato non avranno rimpianti; ma c’era ancora un pezzetto di storia da scrivere. Siamo a Lisbona, Stadio da Luz la casa dello Sporting, la casa fino all’anno prima di CR7. I nostri eroi sono soli, sono accerchiati dalla miriade di tifosi portoghesi che sanno che quella coppa non potrà che restare in Portogallo: loro sono i favoriti. Ma come gli spartani alle Termopili non avevano paura, sapevano che se avrebbero tenuto duro, se non avrebbero ceduto neanche un centimetro alla corazzata portoghese, poteva succedere di tutto e così al 57 su angolo di Basinas spunta di nuovo la testa di quell’attaccante che ormai è entrato di diritto nei nostri cuori: Charisteas che come un Angelo spicca il volo e batte Ricardo che però ha qualche colpa sbagliando clamorosamente il tempo dell’uscita. Gli assalti del Portogallo sono tremendi ma gli opliti greci resistono e con impeto ricacciano indietro il nemico e così al triplice fischio la Grecia è sul tetto d’Europa, ha raggiunto l’Olimpo del calcio. CR7 è in lacrime, Figo è sconsolato, i ragazzi di Otto esultano, Karagounis alza la coppa, può iniziare la festa. Gli dei sono scesi dall’Olimpo, hanno conquistato i nostri cuori e sono tornati a casa.
A.C