Non lo so se è un epilogo giusto, sicuramente è un epilogo romantico. Dopo quasi vent’anni nelle tua città ti hanno chiesto di farti da parte e tu, come sempre, sei stato corretto e sincero nonostante le circostanze probabilmente non lo richiedevano. Dopo quasi vent’anni di lotte ed emozioni nello stadio dove fin da bambino volevi giocare ti hanno detto che il tuo ciclo con la maglia della tua città, della tua gente era finito. Posso solo immaginare quanto sia stato difficile accettare questo specialmente per uno come te, un sanguigno, un romano de Roma uno che in campo ha sempre dato l’anima per la causa giallo-rossa. Dopo quasi vent’anni all’ombra di un altro grande mostro sacro della calcio capitolino con quell’appellativo di “capitan futuro” che francamente a me non è mai piaciuto perché diciamocelo, è vero ti descriveva a pieno ma non ti rendeva affatto giustizia in quanto per me sei stato capitano da quando per la prima volta hai indossato quella maglia dimostrando una personalità fuori dal comune per un ragazzo di appena 18 anni, senza nulla togliere al Pupone che il suo lo ha fatto ed anche egregiamente. Hai rinunciato ad offerte e a club che molto probabilmente ti avrebbero reso più ricco e vincente ma lo hai fatto solamente perché per te la Roma e Roma sono qualcosa di vero,di sincero, qualcosa che non volevi abbandonare per nulla al mondo, la tua casa, la tua famiglia, il tuo unico amore. Purtroppo però come tutte le storie d’amore passionali e sincere prima o poi arriva l’epilogo. La colpa? La colpa è del calcio, di quello che sta diventando, del cambiamento verso il quale si sta dirigendo, dei petrol dollari, della Cina e dei magnati intenti solo a fare business. Non contano più gli uomini, non contano più gli eroi. Dunque ti è stato dato il ben servito: “Arrivederci e grazie Daniele, è stato un piacere”. Sei stato trattato come uno qualunque quando non sei uno qualunque, non lo sei stato e per Roma non lo sarai mai. Lo sappiamo tutti, saresti rimasto li anche per meno soldi ancora per qualche anno per finire la carriera a Casa ma questo non è stato possibile o meglio non c’è stata la volontà di renderlo possibile. Cosa potevi fare? Rimanere in Italia, andare in Cina, oppure l’avventura di vita negli States che hanno sempre un certo fascino diciamocelo. Per l’ennesima volta nella tua carriera sei stato davanti ad un bivio: i soldi o la gloria. Per l’ennesima volta hai scelto la seconda, sei andato in Argentina, sei andato nella squadra forse più bella e passionale del pianeta, sei andato nello stadio più affascinante del mondo, sei andato al Boca. Gli inglesi avranno sicuramente inventato il football ma gli argentini ci hanno messo la passione. Dove poteva andare uno come te? Solo li non c’era altra destinazione. Ieri ho visto le immagini della partita del Boca e tu in tribuna a guardarla emozionato come un bambino che entra per la prima volta in uno stadio. Ecco questo a mio avviso è il calcio: il calcio è emozione e tu Daniele ci hai emozionato e spero lo farai ancora per molto. A nome di tutti quelli come me ti dico grazie. Grazie per il mondiale 2006 perché insieme alla banda del C.t Marcello Lippi avete fatto godere sessanta milioni di persone. Grazie per quello che hai dato al calcio italiano come giocatore e come uomo. Grazie per questa ennesima scelta sorprendente perché quelli come te mi fanno ancora credere nel calcio e nell’essenza di questo sport che rimarrà per sempre il più bello del mondo, nonostante i soldi, nonostante tutto.
A.C